Quest’anno l’Associazione Nisshash propone un’idea regalo per Natale a sostegno dei progetti di Suor Maria Luisa Caruso e di Padre Luca Galimberti.
L'idea regalo consiste in un kit costituito da:
- alcune foto della realtà che viene sostenuta
- spiegazioni inerenti il progetto che viene finanziato
- un piccolo magnete decorativo.
Proponiamo 2 Kit regalo del costo di 30 euro l'uno.
Kit Istruzione: consente di finanziare la frequenza scolastica per i bambini di una famiglia di Shiré in Etiopia
Kit Luce: consente di finanziare l'impianto fotovoltaico domestico per una famiglia dei villaggi intorno a Bouaké in Costa d’Avorio.
Qui sotto trovate i dettagli dei due Kit che, oltre a donare consapevolezza, consentono di portare serenità a chi potrà frequentare una scuola e a chi potrà avere un po’ di luce in casa.
Kit Istruzione...Vai a Kit Istruzione
Kit Luce..Vai a Kit Luce - i dettagli del progetto...(in francese)
Se siete interessati ad avere i kit da regalare scrivete una mail a info@nisshash.org indicando un vostro recapito telefonico. Sarete contattati per accordarci su come ritirare il kit.
Grazie e auguri di buon Natale a voi tutti.
"Da tutte le parti si sentono le notti e i giorni risuonare di forti richiami, nel respiro di migliaia di vite" (R. Tagore)
giovedì 14 dicembre 2017
venerdì 13 ottobre 2017
Viaggiatori sulla terra / p.Luca
Nella giornata per la custodia della Terra mi unisco volentieri alla vostra riflessione-in-cammino, dalla terra d’Africa, la terra più antica per la storia dell’uomo e dal mio quartiere di Belle Ville in Costa d’Avorio. Il tema di quest’anno: “Viaggiatori sulla Terra” mi a subito incuriosito perché tocca direttamente la mia esperienza: il missionario come - pellegrino e viaggiatore - aperto nel suo pellegrinare all’incontro con popoli, etnie, culture diverse; un uomo alla scoperta di luoghi, di tradizioni, di lingue e canti. Resto sempre sorpreso della ricchezza di un mondo diverso da quello in cui sono cresciuto e che tra l’altro non esiste più perché anche lui è cambiato.
Dunque tutti siamo in viaggio senza possedere un luogo, siamo in-cammino e accompagnandoci a 7 miliardi di persone… ma il problema è che questa nostra Terra, casa per tutti i popoli e dono immenso, purtroppo a causa dell’uomo mostra ovunque tante, troppo sofferenze, ingiustizie contro i più piccoli, gravi forme di povertà. Non siamo nel Paradiso terrestre siamo sulla Terra.
Allora diviene importante, qui sulla terra, imparare a crescere come uomini corresponsabili, innamorati di questa casa comune attraverso scelte intelligenti che producano vita, la valorizzino e la difendano dalla violenza e dallo sfruttamento che i nostri padri ci hanno trasmesso. Cementificazione, industrie di armi, colonialismo, inquinamento, sfruttamento delle risorse naturali, disprezzo dei popoli chiamati: razze inferiori, guerre inutili, commercio della droga…ecc.
Tutto questo va cambiato perché è ancora parte del presente e ci affligge mortalmente. Se la vita è il nostro vero viaggio, il divenire pienamente uomini e donne ricchi in umanità dice il compito a cui siamo chiamati: non si viene al mondo da soli, non ci si fa da soli e non si diviene adulti rifiutando di trovare soluzioni condivise con l’obbiettivo il bene in comune.
Vi auguro che la bellezza in cui vivete e il percorso di oggi, vi porti a diventare sempre più città aperta, sensibile a ogni dolore, esigente nell’ insegnare la comune origine di ogni uomo, pronta a difendere ogni scelta di pace ad immagine del santo patrono dell’Italia: san Francesco d’Assisi. Ora vi saluto uno per uno con affetto.
p.Luca Galimberti
Dunque tutti siamo in viaggio senza possedere un luogo, siamo in-cammino e accompagnandoci a 7 miliardi di persone… ma il problema è che questa nostra Terra, casa per tutti i popoli e dono immenso, purtroppo a causa dell’uomo mostra ovunque tante, troppo sofferenze, ingiustizie contro i più piccoli, gravi forme di povertà. Non siamo nel Paradiso terrestre siamo sulla Terra.
Allora diviene importante, qui sulla terra, imparare a crescere come uomini corresponsabili, innamorati di questa casa comune attraverso scelte intelligenti che producano vita, la valorizzino e la difendano dalla violenza e dallo sfruttamento che i nostri padri ci hanno trasmesso. Cementificazione, industrie di armi, colonialismo, inquinamento, sfruttamento delle risorse naturali, disprezzo dei popoli chiamati: razze inferiori, guerre inutili, commercio della droga…ecc.
Tutto questo va cambiato perché è ancora parte del presente e ci affligge mortalmente. Se la vita è il nostro vero viaggio, il divenire pienamente uomini e donne ricchi in umanità dice il compito a cui siamo chiamati: non si viene al mondo da soli, non ci si fa da soli e non si diviene adulti rifiutando di trovare soluzioni condivise con l’obbiettivo il bene in comune.
Vi auguro che la bellezza in cui vivete e il percorso di oggi, vi porti a diventare sempre più città aperta, sensibile a ogni dolore, esigente nell’ insegnare la comune origine di ogni uomo, pronta a difendere ogni scelta di pace ad immagine del santo patrono dell’Italia: san Francesco d’Assisi. Ora vi saluto uno per uno con affetto.
p.Luca Galimberti
Viaggiatori sulla terra / ps. Valeria
Questa giornata per la custodia del creato con il tema “viaggiatori sulla terra”, mi ha fatto immediatamente pensare agli anni vissuti in Paraguay, in terra guaranì.
Nel 2012 infatti con altre due piccole sorelle, una argentina e l’altra francese abbiamo iniziato una fraternità in un villaggio nella Regione di San Pedro nel nord-est del Paese. Abbiamo scelto questo villaggio come nostro luogo di vita dopo aver fatto un primo viaggio di conoscenza, lasciandoci guidare dagli incontri, dalla vita e da quello che ciascuna di noi sentiva e intuiva cammin facendo... Un po’ in bus, un po’ accompagnate da laici o sacerdoti con la loro jeep, un po’ facendo l’autostop. Siamo arrivate con poche cose. Abbiamo desiderato arrivare con le mani vuote, per poter metterci in ascolto della realtà che ci ospitava e accoglieva. E’ così che abbiamo vissuto i primi 5 mesi nella casa di una delle infermiere del villaggio, abitando una delle due stanze che aveva e condividendo letteralmente la vita con lei e la sua piccola di un anno e la sua mamma.
E’ stato profondamente bello poter metterci alla scuola della gente di lì, imparare piano piano i gesti quotidiani che fanno la loro vita: l’acqua da raccogliere, il fuoco per cucinare, la legna da cercare, la pesca, l’orto, le galline, e poi il cibo, la lingua nuova, i riti della fede popolare, il rito del mate e del tererè. Abbiamo anche potuto gustare la straordinaria e esuberante bellezza della natura in cui è avvolto il villaggio: il grande fiume Paraguay che accoglieva splendidi tramonti, gli alberi di mango, pompelmo, le palme, il cielo stellato, incredibile quando la luce elettrica salta… e succedeva spesso… E’ stato bello scoprire dal di dentro, un modo altro di approcciare la vita, di vivere le relazioni, di accostarsi alla Terra, terra che, per il popolo guaranì come per tutti i popoli originari dell’America Latina, è innanzitutto Madre che ci nutre e sostiene e con la quale si deve cercare di vivere in equilibrio e armonia.
Questa ricerca di armonia e equilibrio con la Terra è quello che questi popoli chiamano “El Buen Vivir”, Sumak kawsay (in quechua de Ecuador), Suma qamaña (in aymara), Teko porâ (in guaraní), Küme mogen (mapuche del Chile y Argentina), i cui principi sono la reciprocità, la solidarietà, la uguaglianza, il rispetto mutuo della diversità. A partire dal “Buen Vivir” quello che si promuove in queste società è la vita “in comunità” che non spinge all’accumulo e il consumo sfrenato, ma incoraggia piuttosto a tenere quanto basta per vivere degnamente, e ad accostare natura e persone con profondo rispetto. L’essere umano, la comunità sono infatti parte di qualcosa di più amplio, son parte di un circuito naturale di vita, sono Terra, vita, natura, quindi ogni azione che danneggi o distrugga la natura è di fatto un suicidio.
Personalmente, adesso che vivo a Milano, l’esperienza vissuta in Paraguay e l’apertura a sapienze e modi di vivere altri, mi invitano a resistere a un sistema che mi spinge a consumare sempre di più, sistema che, per dirlo con le parole di Evo Morales, presidente di Bolivia, “trasforma tutto in merce: l’acqua, la terra, il genoma umano, le culture ancestrali, la giustizia, l’etica, la morte” e a cercare di rimanere sintonizzata con ciò che davvero è importante per vivere. Gli anni in terra guaranì sono un invito per me oggi a scegliere cammini di sobrietà e di semplicità, di rispetto e di giustizia, perché tutti possiamo vivere con dignità, cercando di camminare sulla Terra come viaggiatrice grata che sa accogliere, rispettare e valorizzare la bellezza della vita nelle sue molteplici e diversissime forme, con stupore, umiltà e responsabilità!
piccola sorella Valeria
Nel 2012 infatti con altre due piccole sorelle, una argentina e l’altra francese abbiamo iniziato una fraternità in un villaggio nella Regione di San Pedro nel nord-est del Paese. Abbiamo scelto questo villaggio come nostro luogo di vita dopo aver fatto un primo viaggio di conoscenza, lasciandoci guidare dagli incontri, dalla vita e da quello che ciascuna di noi sentiva e intuiva cammin facendo... Un po’ in bus, un po’ accompagnate da laici o sacerdoti con la loro jeep, un po’ facendo l’autostop. Siamo arrivate con poche cose. Abbiamo desiderato arrivare con le mani vuote, per poter metterci in ascolto della realtà che ci ospitava e accoglieva. E’ così che abbiamo vissuto i primi 5 mesi nella casa di una delle infermiere del villaggio, abitando una delle due stanze che aveva e condividendo letteralmente la vita con lei e la sua piccola di un anno e la sua mamma.
E’ stato profondamente bello poter metterci alla scuola della gente di lì, imparare piano piano i gesti quotidiani che fanno la loro vita: l’acqua da raccogliere, il fuoco per cucinare, la legna da cercare, la pesca, l’orto, le galline, e poi il cibo, la lingua nuova, i riti della fede popolare, il rito del mate e del tererè. Abbiamo anche potuto gustare la straordinaria e esuberante bellezza della natura in cui è avvolto il villaggio: il grande fiume Paraguay che accoglieva splendidi tramonti, gli alberi di mango, pompelmo, le palme, il cielo stellato, incredibile quando la luce elettrica salta… e succedeva spesso… E’ stato bello scoprire dal di dentro, un modo altro di approcciare la vita, di vivere le relazioni, di accostarsi alla Terra, terra che, per il popolo guaranì come per tutti i popoli originari dell’America Latina, è innanzitutto Madre che ci nutre e sostiene e con la quale si deve cercare di vivere in equilibrio e armonia.
Questa ricerca di armonia e equilibrio con la Terra è quello che questi popoli chiamano “El Buen Vivir”, Sumak kawsay (in quechua de Ecuador), Suma qamaña (in aymara), Teko porâ (in guaraní), Küme mogen (mapuche del Chile y Argentina), i cui principi sono la reciprocità, la solidarietà, la uguaglianza, il rispetto mutuo della diversità. A partire dal “Buen Vivir” quello che si promuove in queste società è la vita “in comunità” che non spinge all’accumulo e il consumo sfrenato, ma incoraggia piuttosto a tenere quanto basta per vivere degnamente, e ad accostare natura e persone con profondo rispetto. L’essere umano, la comunità sono infatti parte di qualcosa di più amplio, son parte di un circuito naturale di vita, sono Terra, vita, natura, quindi ogni azione che danneggi o distrugga la natura è di fatto un suicidio.
Personalmente, adesso che vivo a Milano, l’esperienza vissuta in Paraguay e l’apertura a sapienze e modi di vivere altri, mi invitano a resistere a un sistema che mi spinge a consumare sempre di più, sistema che, per dirlo con le parole di Evo Morales, presidente di Bolivia, “trasforma tutto in merce: l’acqua, la terra, il genoma umano, le culture ancestrali, la giustizia, l’etica, la morte” e a cercare di rimanere sintonizzata con ciò che davvero è importante per vivere. Gli anni in terra guaranì sono un invito per me oggi a scegliere cammini di sobrietà e di semplicità, di rispetto e di giustizia, perché tutti possiamo vivere con dignità, cercando di camminare sulla Terra come viaggiatrice grata che sa accogliere, rispettare e valorizzare la bellezza della vita nelle sue molteplici e diversissime forme, con stupore, umiltà e responsabilità!
piccola sorella Valeria
Viaggiatori sulla terra / Sr. Maria Luisa
Addis Abeba, 28 Settembre
2017
Qualunque strada
percorriamo, in salita o in discesa, asfaltata o ancora sterrata, a qualunque
ora del giorno, sotto il sole o sotto la luce della luna e delle stelle, in
qualunque parte dell’Etiopia ci troviamo, accanto a noi che viaggiamo in
macchina, c’è qualcuno che cammina.
Sono spesso donne cariche
dei pesi della spesa fatta presso il più vicino mercato, curve sotto il peso di
sacchi di teff, farina o altre cereali, sono giovani donne affaticate sotto il
carico di taniche di acqua, .... sono uomini che portano sulle spalle pesanti
aratri o lunghi legni, sono uomini che nella notte trasferiscono il bestiame da
un mercato all’altro o cammelli dal centro dell’etiopia ai mercati del Sudan.... Un popolo in cammino, un popolo di
viaggiatori!
Quante volte avrei voluto
fermare la macchina ed accogliere qualcuno di loro.... ma, “no”, mi dicono
spesso i miei amici e traduttori etiopici: “se accogli una persona allora devi
accogliere tutti gli altri e come lo puoi fare?” Lascia che camminino, che
chiacchierino, che si incontrino! Sì il cammino diventa occasione di
socializzazione, di conoscenza, di condivisione.
Ogni quavolta suona il corno per annuncare la morte di
qualcuno, ecco il popolo in cammino, avvolto nel manto bianco, la tradizionale
Nasela: da ogni villaggio, da ogni montagna, lungo ogni sentiero c’è qualcuno
che cammina per raggiungere il luogo della celebrazione del funerale. Nessuno
deve rimanere a casa, nessuno, anche chi è lontano non può essere assente dal
funerale: è il momento più importante della vita, è il momento della comunione
e della solidarietà. L’importante è esserci.... anche se il cammino può durare
alcune ore!
Ed è proprio camminando,
osservando, ascoltando che anch’io sono entrata a poco a poco in questa terra
dal paesaggio così vario, così ricco e così espressivo in cui tutto assume un
valore simbolico, strettamente legato alla cultura e alla fede. Le montagne per
lo più rocciose e aride sono i luoghi più alti per sentirsi vicini a Dio,
luoghi privilegiati verso cui salire e pregare presso le chiese e i monasteri;
i laghi e i fiumi in cui scorre l’acqua, sono luoghi verso cui camminare per
ritrovare la salute, sono i luoghi in cui l’acqua è considerata santa e strumento
di guarigione. E quando al termine della stagione delle piogge i campi ormai
verdi si rivestono di un luminosissimo colore giallo dei “Galgale Meskel” , i
fiori della Croce, ecco che il popolo si incammina verso le piazze e i luoghi
più spaziosi per celebrare la festa della Croce Gloriosa con preghiere, canti,
danze e con il fuoco che brucia la croce, simbolo di purificazione e di
rinascita!
Nulla è lasciato al caso,
ma tutto, proprio tutto diviene occasione per ringraziare e lodare il Signore.
Ad ogni saluto in qualunque momento e in qualunque situazione la risposta è
sempre la stessa e sempre molto chiara “Igziavier Imasghen” cioè “Ringrazio
Dio, o rendiamo grazie a Dio”.
Ed io stessa ho imparato
a riconoscere in ogni evento e in ogni situazione il dono prezioso di Dio e con
il popolo Etiope ho imparato a lodare incessantemente e ringraziare il nostro
Signore. Ed ora lo ringrazio per questi otto anni di cammino in questa terra,
otto anni in cui ho sentito lavorare in me la delicata azione dello Spirito
che, attraverso i vissuti quotidiani, i lunghi cammini, e gli occhi grandi e
vivaci soprattutto dei bambini e delle donne mi ha portato a guardare la realtà
con nuovi sguardi. Gli occhi di chi ha imparato a scoprire la vita e ogni
istante come un dono da vivere in gratitudine e in condivisione.
Mai un lamento di fronte
alla fatica, ma silenziosa e tenace sopportazione, non un gesto fatto di
fretta, ma meditato, con pazienza e con sorriso.... non un’azione compiuta
velocemente, ma meditata e condivisa prendendo tutto il tempo necessario.
Non competizione
esasperata, ma solidarietà nonostante tutto.....e sopra ogni altra cosa,
accoglienza straordinaria. L’ospite è sacro, e lo è davvero: la tradizione
poggia le sue radici nella tradizione biblica. Ad ogni ospite che arriva,
spesso a piedi e dopo ore di cammino, tutto ciò che di più prezioso si trova in
casa deve essere offerto: il miele bianco e il pane ancora caldo e nelle grandi
occasioni il miglior capretto!
Quante volte mi è stato
offerta una tazza di caffè.... l’unica tazza, l’unica bevanda presente in quel
momento in quella casa!
Così, in questo mio
cammino in terra d’Etiopia, ho scoperto o ri-scoperto il valore del tempo,
dell’incontro, della speranza e soprattutto della fede. Con ogni singola
persona che ho incontrato nel mio viaggio non posso che dire “Igziavier
Imasghen”!
Grazie a Dio e grazie a
voi tutti che in modi nuovi, ma sempre profondi ed efficaci sostenete le nostre
missioni!
Buon
cammino!!!
Sr
Maria Luisa Caruso, Suora della Carità di Santa Giovanna Antida
lunedì 8 maggio 2017
giovedì 30 marzo 2017
Mercatino di Pasqua 2017
Colombe e altre golosità che potrete trovare sabato 1 e domenica 2 aprile all'uscita delle Sante Messe per sostenere i progetti dei nostri missionari. Vi aspettiamo! I volontari di Nisshash
giovedì 9 marzo 2017
Campagna tesseramenti 2017
Sta arrivando finalmente il "rinnovamento" legato alla Primavera ma...ancora non tutte le adesioni alla nostra associazione sono state rinnovate! Il rinnovo della tessera può sembrare piccola cosa, in realtà rappresenta per noi e per i nostri amici missionari il segno di una vicinanza che non viene meno!
in questo periodo l'Etiopia sta vivendo momenti non facili, sia per il travaglio socio-politico con un freno all'economia che sta costringendo molti ad una vita di povertà, sia per la grave carestia che spinge centinaia di migliaia di profughi dal Sud Sudan in Etiopia.
In Costa d'Avorio sono riprese le violenze tra l'esercito e il governo, l'anno accademico ha riaperto i battenti in ritardo e chi fa più fatica rimane sempre più indietro. Abbiamo chiesto a padre Luca di contare su di noi se mette a fuoco storie di povertà per cui può servire un intervento urgente.
Padre Daniele è stato in Ciad per l'ordinazione del nuovo vescovo e ci ha mandato testimonianze ed immagini di un popolo che tenda di sviluppare tutte le potenzialità che ha: lo inviteremo presto per avere anche la sua testimonianza diretta tra noi.
Infine la Fraternità di Valeria si prepara alla visita di Papa Francesco alle Case Bianche nella periferia milanese, ma soprattutto continua ad intessere fili di relazioni d'amicizia con chi le abita: anche a loro abbiamo chiesto di venire a donarci la testimonianza di una vita semplice e comune ma aperta al mondo intero!
Con tutte queste storie nel cuore ripartiamo con sempre maggior entusiasmo per comprendere come crescere in umanità e fraternità : attendiamo proposte creative per la primavera, oltre a quelle più tradizionali, cioè la vendita dell'1 e 2 aprile e la camminata " missione possibile"!
ATTENDIAMO ALLORA CHE TUTTI RINNOVINO LA PROPRIA ADESIONE A NISSHASH ( se non siete stati ancora contattati, chiamate direttamente il vostro referente o qualcuno dell'associazione) E CHE NUOVI AMICI VENGANO INVITATI AD ENTRARE A FAR PARTE DI NISSHASH - RESPIRO, sia donando i 20.00 euro della tessera 2017 sia donando il loro tempo e le loro energie!
E non dimenticate di riguardare le nostre bellissime BOMBONIERE SOLIDALI. Fate girare la voce tra amici e parenti in occasione di feste e ricorrenze.
A presto e grazie!!!!
sabato 25 febbraio 2017
Bomboniere solidali
Arianna e Alberto per il loro matrimonio hanno scelto le bomboniere fatte da Nisshash per sostenere i progetti dei missionari Erbesi. Tantissimi auguri!
giovedì 26 gennaio 2017
Il primo Natale in Costa d'Avorio
Bouakè, 12/gen/2017
Caro Angelo, Giovanna e amici di Nissash
mi metto a scrivere dopo questi giorni importanti del calendario
e dopo la ripresa di un ritmo più ordinario nella vita della città e nel Paese. Non siamo riusciti a scambiarci formalmente
gli auguri anche se nel cuore penso ci siamo accompagnati comunque. Ho letto e
seguito la preparazione del Natale dell’Associazione, le vostre news e quelle di Sr. Maria Luisa dall’Etiopia e di Sorella
Valeria; grazie!
Io ho vissuto Il mio primo Natale in Costa d’Avorio in modo semplice
e classico per un missionario: in villaggio, veglia e messa alla luce delle
candele attorniato da una piccola comunità riunita nella notte. Una celebrazione costruita di tre lingue locali
più il mio francese asciutto. Al Gloria cantato nell’oscurità davanti a noi la viva rappresentazione della
santa Famiglia con il piccoletto in fasce tenuto in braccio: semplicemente, per
osservare e comprendere il Dono ricevuto! Poi il rientro e la messa del giorno al centro
della Missione con la grande comunità; una messa gioiosa e stracolma di
famiglie; verso le 15 un pranzo in comune, un piatto di riso e un po’ di carne
conquistati, preparato per i tantissimi bambini circa 400. A seguito lo spettacolino
con danze e canti. La sera alle 21 tutti in chiesa per il film della
Natività…una chiesa piena di ragazzi, giovani, genitori e che a un certo punto
cadevano addormentati sulle panche in
pace.
Ritorno per la fine dell’anno in Città, da solo questa volta,
facendomi invitare per la veglia in una Parrocchia vicino all’Università
partecipo all’evento della chiusura dell’anno e all’ingresso nel nuovo. Quella
sera attraversando Bouakè attorno alle
21.30 ero rimasto colpito…credo di aver
visto la quasi totalità dei cristiani della città, di tutte le denominazioni,
affollare le Chiese che, tutte ben aperte
e illuminate già risuonavano nel tepore
della notte, di canti di festa e di preghiere…nessuno deve restare in casa la
viglia del Nuovo Anno. La mia parrocchia era già gremita per una veglia che
sarebbe terminata alle 5 di mattina con la Messa di Capodanno. Tutti siamo seduti o in piedi e la ripresa di canti conosciuti, di danze e
gesti, le riflessioni dei sacerdoti, la
conduzione con le esortazioni dei laici, tutto ci conduceva ai temi del
ringraziamento, della richiesta di perdono dal male, della gioia di conoscere
il Signore Gesù e la sua storia, del desiderio di entrare nel nuovo anno con un
cuore nuovo. Mi sono sentito libero e attorniato da una assemblea che come me
cantava e pregava unita…una bella esperienza. Devo dire che ho sentito anche un
po’ d’amarezza, pensando all’Europa e alle e Chiese chiuse la notte di Capodanno,
alla frenesia di cenoni con brindisi augurali spesso incolore, poco il senso e
la fede, forse pieni di solitudine …e mi sono chiesto: ma chi è davvero più
povero nella vita?
Mattina primo giorno dell’Anno 2017 alle 10 sono alla messa
solenne in Monastero e poi pranzo in una Casa di accoglienza per bambini di
strada che mi hanno indicato. Mi sembrava iniziato bene l’anno.
Improvvisamente giovedì 5 gennaio la mattina presto,
l’Esercito congela la città, blocca gli accessi, spara colpi in aria…seguono
tre giorni di trattative con il Governo, mentre altre caserme protestano e i blocchi nelle grandi città si
diffondono. Mi ritrovo chiuso in casa, il Vicario della Diocesi chiede a tutti
i preti di non uscire, di restare in casa. Siamo tutti piombati in un silenzio
assurdo, surreale. Nessuno circola, nessuno si avventura per le strade. Solo il
rumore frequente di colpi d’arma da fuoco e quello di un elicottero bianco
dell’ONU che sorvola due volte al giorno la città per osservare. Seguiamo tutti
le notizie alla radio francese.
Finalmente sabato sera, trovano un accordo alle richieste
dei militari che lentamente rientrano nelle caserme. Domenica mattina piano
piano vado in Chiesa, ci troviamo quasi come nel giorno della Risurrezione,
fuori da un tempo inimmaginato. Il paese ha toccato ancora una volta tutta la
sua fragilità. Mentre vi scrivo questa settimana uno sciopero già previsto di
cinque giorni, ha fermato tutto il settore pubblico, Uffici, Comuni, Scuole
incluse.
“La violenza non
ripaga mai” scrive il nostro Arcivescovo sui giornali “ occorre arrivare a
nuove abilità di dialogo di concertazione, d’intesa ”. E penso che anche lo
scorso anno quando ero a Parigi a studiare francese, avevo vissuto questi
problemi; per quattro settimane Parigi
in balia di scioperi selvaggi: dalla nettezza urbana, al carburante, ai
trasporti.
Tutti si reclama l’urgenza di un salario degno o di nuove
possibilità e invece chi ha già molto non vuole cambiare assolutamente nulla. Come
ritrovarci, come imparare ad ascoltare, come venirsi incontro per vivere meglio
tutti?
Cerco, trovo forse una risposta nelle parole di Zygmunt
Bauman in ricordo di Lui, un uomo saggio: «La guerra si sconfigge solo se diamo
ai nostri figli una cultura capace di creare strategie per la vita, per
l’inclusione, dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che
non rappresentano una pura carità, ma un obbligo morale. Dobbiamo creare posti
di lavoro reale e ben pagati per i giovani
e passare dall’economia liquida ad una posizione che permetta l’accesso
alla terra col lavoro». E prosegue… «Papa Francesco dice che questo dialogo
deve essere al centro dell’educazione nelle nostre scuole, allo scopo di dare
strumenti per risolvere conflitti in maniera diversa da come siamo abituati a
fare». «L’acquisizione della cultura del dialogo non è una strada facile da
seguire, una scorciatoia. L’educazione è un processo di tempi lunghissimi, che
necessita di pazienza, coerenza, pianificazione a lungo termine. Si tratta di
una rivoluzione culturale rispetto al modo in cui si invecchia e si muore prima
ancora di crescere».
Ce lo auguriamo vicendevolmente, all’inizio di quest’anno
2017, mentre “doucement” attivo un
programma di incontri, di ricerca, di amicizie attraverso cui continuare la mia
presenza di prete in collaborazione al Cappellano dell’Università. Studio,
osservo, imparo, domando con tanta pazienza.
Un caro saluto a
ciascuno!!
Père Luca
mercoledì 14 dicembre 2016
Mercatino di Natale 2016
Carissimi, sabato 17 e domenica 18, all'uscita delle chiese, ci sarà il consueto mercatino di Natale. Ecco alcuni lavoretti che troverete...
sabato 19 novembre 2016
domenica 23 ottobre 2016
Giornata Missionaria Mondiale 2016
Costa d’Avorio
23 ottobre 2016 Giornata Missionaria Mondiale
Sono arrivato da qualche giorno a Kanì, una piccola
cittadina verso il nord e i ai confini col Mali, pochi i cristiani, domenica
eravamo in 100 a messa, tutti sotto i 40anni tranne qualche anziano, molti i
piccoli appesi al dorso delle mamme che dormono. La lingua della celebrazione è
il francese, gli avvisi e i vangeli letti in due lingue le più comuni in questa
regione della Costa d’Avorio. Lingue e suoni a me completamente sconosciuti.
Anche qui celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale per rinnovare
l’impegno comune, preso un tempo, all’ingresso nella Chiesa quello cioè di “prendersi
cura di quanti non conoscono il Vangelo, perché il Signore desidera che tutti
siano salvi e giungano a fare esperienza del suo amore”, come dice il Santo
Padre nel suo messaggio. Un messaggio che riscalda il cuore perchè davvero
preoccupato per tutti, soprattutto per i più piccoli, i più poveri.
Qui non manca il pane, il lavoro duro dei campi ( da
difendere nelle foreste) offre in questa stagione delle piogge sufficiente cibo
e qualche soldo per il domani. Cosa manca allora? Mancano le strade, la corrente elettrica, una
scuola degna di tale nome, dei quaderni, un ospedale o almeno una clinica
vicina, una cappella per ritrovarsi e pregare, acqua vicina, piccoli corsi
sulla salute, sull’agricoltura, sulla cura della famiglia, qualche proposta per
i giovani, per le ragazze…se non si passa a piccoli cambiamenti nella concretezza
della vita restano solo dei sogni pericolosi e avventati, delle paure e tanta
fatica di vivere. Sono passati secoli.. prima le colonie inglesi, poi i francesi,
ora i governi locali, ma ancora dobbiamo passare dal verbo “depredare” al verbo
“affidare”, vera conversione dell’uomo.
Come spiegarlo al piccoletto, forse di 6 anni che davanti a
me più che che cose, cerca un po’ di fiducia e mi chiede un ascolto che non so
ancora dare. Nel messaggio del Papa si parla di famiglie capaci di missione: “Accanto
all’opera evangelizzatrice e sacramentale dei missionari, le donne e le
famiglie comprendono spesso più adeguatamente i problemi della gente e sanno
affrontarli in modo opportuno e talvolta inedito”, è una richiesta forte anche
per voi, continuiamo a lavorare insieme! E Io vi chiedo anche il ricordo nella preghiera per “quell’amore
senza misura richiesto ai discepoli di
Gesù”. Un saluto di pace a tutti.
Père Luca
martedì 18 ottobre 2016
giovedì 6 ottobre 2016
Legami invisibili...
Bouakè, venerdì 30
settembre 2016
Ciao! Rispondendo alla richiesta di
partecipare da qui alla vostra iniziativa “ UNITI DA LEGAMI INVISIBILI” e
convinto che anche a legare me a voi, noi -qui in Costa d’Avorio- a voi che
vivete in Italia ci siano molteplici legami invisibili, da scoprire, intuire, sentire e vivere,
scrivo queste poche righe.
Vi invio alcune semplici
riflessioni su quanto vedo e intuisco a riguardo del vivere e abitare in un
paese dell'Africa, ad un mese e cinque giorni dal mio arrivo. Il paese è
davvero grande e, se l'Italia è metà della superficie francese, la Costa
d'Avorio è tre volte più grande della Francia. Vivo a Bouakè la seconda città
più popolata del paese...migliaia gli studenti grandi e piccoli che
rigorosamente in una divisa impeccabile la mattina attendono fuori dalle
scuole. L'ambiente cittadino è povero: strade con buche enormi a causa delle
piogge di questa stagione, botteghe e negozietti affacciati sui marciapiedi,
venditori ambulanti ad ogni angolo soprattutto di penne e quaderni visto
l'inizio delle scuole, piccoli chioschi per colazioni di fretta con banane alla
griglia e frittelle o panini con carni varie...resta fra i tanti un problema:
l'immondizia, più o meno raccolta, spesso gettata ai margini delle strade, invade
ed è la vera inopportuna ospite di ogni luogo. I meccanici di auto e moto con
l'olio esausto, il mercato delle verdure con a fianco ciò che è marcito,
sacchetti usati e di calcinacci proprio
là dove non te lo aspettavi...Mi soffermo e provo tristezza nel cuore, mi
domando “come mai?” Intuisco che occorre crescere nel rispetto, anche
attraverso leggi apposite. Qui purtroppo la legge non ha la stessa forza che ha in Europa, per esempio per avviare una raccolta
differenziata nelle case, ma constato, e questo mi pare per tutti, bianchi o neri, che viviamo
nella facilità a non prenderci cura
dell'ambiente in cui siamo immersi e perchè? Tutti preferiamo gettare via la
carta del panino che abbiamo mangiato, al mare, in montagna, in città, piuttosto che rimetterla nel nostro zaino e
riportarla a casa. Perchè? Qui è evidente per la debolezza di chi governa e di
chi educa, ma anche da noi l'educazione
non inizia dalla bellezza del mondo e dall’impegno a rispettare e amare la Casa
comune che è il nostro Pianeta. Passa
ovunque un modello tutto occidentale, dove purtroppo l'alfabetizzazione significa soprattutto saper
leggere e scrivere e anche qui l'educazione e la vita nella società parlano
soprattutto di professioni, di piani di crescita, di sviluppo industriale, con
modelli di guadagno, di utilizzo, di arricchimento di sfruttamento (legname,
petrolio, oro, minerali, caociù, cacao) quasi nulla viene proposto per la Cura
della Terra, per il Rispetto del mondo, per una maggior attenzione all'acqua
che andiamo ad inquinare con pile esauste, detersivi inquinanti, medicinali
scaduti, tutto indiscriminatamente gettato ecc. ecc.
Dobbiamo cambiare tutti! Il
modello del nostro modo di vivere e di pensare è ancora vecchio e anche in
Italia siamo solo a un livello superficiale, manca il cuore, manca la piena
consapevolezza che diventare uomini e donne oggi significa dire no ad ogni tipo
di violenza, quella dello spreco, del consumo inutile, della produzione per
vendere a tutti i costi. Chi ci libererà da questo vecchio modo di vivere e di fare
scuola, di un crescere che dimentica il pianeta, la giustizia e non combatte la
violenza?
Vi saluto con un arrivederci e una preghiera
p. Luca
mercoledì 7 settembre 2016
Prime impressioni da Bouakè
Bouakè, Costa d’Avorio
Mercoledì 31/08/2016 ore 16.30
Carissimi, eccomi a scrivervi dopo essere riuscito a collegarmi nuovamente con il mondo via internet. Questa mattina pioveva ora finalmente è tornato ventilato e con un sole ormai rivolto verso la sera mite e serena. E’ stato un inizio intenso e un ingresso pieno nella realtà del paese: magnifico il mare, le foreste lussureggianti ora nella stagione delle poche piogge (quest’anno), come pure nelle prime impressioni di una nazione dove l’essersi buttati a capofitto verso il “progresso” mostra tutte le sue ferite e contraddizioni.
Sono atterrato all’aeroporto di Abijan giovedì sera, dopo aver sorvolato Francia e Tunisia e poi il deserto del Sahara che, visto dalla telecamera posta sotto l’aereo, (ore e ore di volo sopra sabbia e rocce per -credo -circa 2000 km) mi è parso davvero impressionante. P.Graziano era lì ad attendermi e subitoci siamo recati al Centro delle Suore Clarettiane per la notte. La mattina presto la prima messa in francese e la visita a tre Chiese consegnate alla Diocesi in cui i padri del Pime, negli anni passati, avevano lavorato avviando le comunità. La vista dell’Atlantico, i colori della città, il passaggio attraverso il Porto con le raffinerie e le migliaia di lavoratori e famiglie che alloggiano nei dintorni, la visita alla Radio Cattolica, un pranzo alle ore 15 da un Parroco Ivoriano amico e finalmente l’arrivo in un Centro di Ritiri in riva alla laguna, un luogo incantevole per noi, un modo per risparmiare sulle spese e uno spazio per riprendersi dalla giornata su strade come quelle di tutte le grandi metropoli , intasate di veicoli e inquinate dallo scarico d’autovetture e camion in gran parte acquistate dal mercato dell’usato di altri paesi come Corea o Giappone.
La mattina seguente una celebrazione eucaristica alle 6 am con le gente del posto, con un momento di saluto vicendevole tra preti e fedeli al termine, arrivando a formare un cerchio sulla piazzetta davanti alla Chiesa. L’aiuto per ascoltare le confessioni (delle quali ricordo una particolarmente difficile a causa del francese che io sto ancora imparando, ma anche per la velocità della parola dell’altro tutta da apprendere…) mi ha riportano comunque a sentire la comune fatica del vivere di ogni uomo, qui in Africa come in Francia o come in Italia. Famiglie, affetti, preoccupazioni per i figli, lavoro non pagato, un’umanità che chiede una vicinanza più buona, in ricerca di mezzi per riuscire a comprendersi, il desiderio di affidarsi alla misericordia per ricominciare.
Si riparte. La strada è lunga e prima di arrivare a Yamoussoukrò, che si trova a circa 250km, si passano estese foreste e villaggi sperduti, paesi e centri dove si vedono in continuazione giovani, donne e bambini…l’età in generale della popolazione è come dimezzata, rispetto all’Europa, anzi qualche cosa in meno direi. Tutti camminano e s’inventano come provvedere a se stessi. Passiamo quasi in silenzio a volte, altre suonando il clacson, io cerco di custodire tutto quello che vedo intuendo, domandandomi, chiedendo informazioni. Entrando nella cittadina ,la nuova capitale, ecco sullo sfondo la grande Basilica di Nostra Signora della Pace apparire tra le case e gli uffici. Una cupola bianca con un’entrata da sbalordire chiunque si avvicini. Un progetto molto contestato terminato negli anni 90 e inaugurato da Papa Giovanni Paolo II solo dopo aver posto come condizione al primo Presidente e Padre del paese Félix Houphouët-Boigny, d’ aggiungervi vicino la realizzazione di un Ospedale (costo complessivo 250 milioni di euro spesi nei 3 anni di realizzazione); qui ci troviamo non in Costa d’Avorio, ma in Vaticano, cioè in territorio estero. Entriamo anche noi per chiedere il dono della Pace e, per me, il dono d’iniziare con fiducia e generosità il mio impegno missionario. Visitatori e pellegrini da tutta l’Africa occidentale si perdono dentro le ampiezze di questa nuova San Pietro africana. Geometrie in vetrate colorate immense, il baldacchino e le panche con l’aria condizionata interna, insieme allo stupore per la sontuosità del luogo sento dentro di me anche tanta tristezza: chissà cosa avrebbe detto Gesù guardando insieme il paese e questa immensa costruzione? Contraddizioni dolorose, possibile scandalo per tanti piccoli e poveri che per racimolare qualche cosa ci custodiscono la macchina mettendo un cartone sul vetro per proteggerlo dal sole impietoso.
Ripartiamo di nuovo. Padre Graziano ci tiene a farmi vedere il laghetto presidenziale poco distante da qui e pieno di coccodrilli (recentemente anche il guardiano che provvedeva a loro ne è stato divorato..). Potere e Religione ,un connubio pericoloso di cui molti hanno fatto le spese. Penso come la nostra religione abbia il Crocifisso a perenne memoria di quella violenza patita da nostro Signore. Perché tutt’altro è la Buona Notizia dell’Evangelo: imparare ad amare , imparare a fidarci e credere nel mistero del bene di “Dio fonte della Misericordia”: così è scritto sulla facciata della Basilica di Yamoussoukro, porta Santa in quest’anno santo della Misericordia. Quanta strada ancora ci attende prima di arrivare a vivere come Amici, uomini e donne rispettosi e onesti, liberi insieme!
Si è fatto sera, Sabato, arriviamo a destinazione: la Diocesi di Bouakè, dove i padri del Pime hanno una villetta quale centro e casa regionale. Una piccola tempesta ci chiude in casa appena entrati, andiamo a letto dopo esserci cucinati la cena, sono stanco ma contento, nella preghiera provo a ricordare tutti.
Domenica partiamo alle 6 per arrivare ad una chiesa in costruzione a circa 120 km verso nord, piste lunghe di terra battuta in buone condizioni tra foreste millenarie…ci accolgono circa 200 persone di etnia Gnwè con canti e un’accoglienza discreta, molto cordiale e mi ritrovo alle 9.00 in una S.Messa tutta in lingua baoulè e così sono presente ma muto. Sembra tutto normalissimo ma la semplice realtà davanti a noi è ben diversa. Vivere in foresta è una lotta, di salute, di alimentazione (certo ci hanno offerto carne di gazzella ma non arriva fresca dal macellaio e forse ha già qualche giorno), poi problemi di scuola e di collegamenti, di telefono. Oggi la modernità fa fare questi salti, io la domenica precedente ero ad Erba alle 10.00 per la mia messa di saluto! Guardo tutto e accolgo, in silenzio. Lo stupore come l’impotenza sono i sentimenti che percepisco più vivi dentro di me, la sensazione di essere arrivato ad un mondo altro, la sensazione di una storia che qui nei villaggi è ferma a secoli fa , di una povertà diffusa che rende comprensibile la spinta verso la fuga, verso il cambiamento, verso l’Europa…. e sono uomini come me, con la stessa fede, lo stesso Vangelo. Mi sento dentro un dramma e un mistero, un impegno che non riesco a descrivere nella sua esigenza di vivere da fratello, sinceramente, da amico, da Padre per loro.
Rientriamo. Lunedì mattina, però, mi sveglio in piena crisi, eppure avevo cercato di proteggermi !…Visti i primi sintomi che descrivo, andiamo a richiedere un esame della malaria in una clinica di Suore Coreane: il test veloce negativo, il risultato di un test più preciso mi verrà poi spiegato dal dottore Kpan che, con un sorriso, conferma : “E’ malaria, l’hai presa subito, un “Bienvenu” da parte delle zanzare ivoriane”. Sono fortunato perchè è stata subito scoperta! Tre giorni di pastiglie, riposo, cibo abbondante…qui tutti conoscono la malaria, tutti l’hanno avuta anche più volte. Nel mondo è una delle cause di morte più frequente, una malattia che debilita inesorabilmente se si cronicizza; ho l’impressione (se non fosse per la cura e le attenzioni di tutti) di essere subito assimilato agli abitanti di questa terra in cui la malaria è endemica. Per noi è solo pericolosa, va tenuta controllata e combattuta, speriamo di non riprenderla troppo presto!
Così inizio in questo paese, un mondo da cui tanti giovani cercano di uscire per cercare un futuro diverso; oggi li capisco meglio e sono qui tra loro anche per questo. Perchè non è solo il “loro” di mondo che deve cambiare, molta responsabilità è ancora in mano nostra –i paesi del primo mondo- troppo facilmente proviamo a pensarci come se fossimo noi i soli in difficoltà, dimenticando che l’umanità attorno a noi vive in miseria.
A conclusione scrivo un saluto caloroso rivolto a ciascuno, rinnovando il mio grazie per l’attenzione nel voler condividere questa avventura e nel seguire i miei passi anche in terra d’Africa attraverso la preghiera, l’amicizia e il comune impegno. L’Associazione Nisshash che ci riunisce come missionari nella Comunità Pastorale di Erba è una spinta preziosa per essere li dove siamo iniziatori di questo cambiamento e di questa visione più equa del mondo.
Agli amici, ai Sostenitori, alla Parrocchia, a tutti i Volontari il mio grazie continuando insieme il cammino mai facile della missione.
Père Luca
galimberti.luca@pime.org
Maison PIME - Bouaké
Abbé Luca Galimberti
B.P. 26
Bouaké 01
COSTA D'AVORIO (CI)
Mercoledì 31/08/2016 ore 16.30
Carissimi, eccomi a scrivervi dopo essere riuscito a collegarmi nuovamente con il mondo via internet. Questa mattina pioveva ora finalmente è tornato ventilato e con un sole ormai rivolto verso la sera mite e serena. E’ stato un inizio intenso e un ingresso pieno nella realtà del paese: magnifico il mare, le foreste lussureggianti ora nella stagione delle poche piogge (quest’anno), come pure nelle prime impressioni di una nazione dove l’essersi buttati a capofitto verso il “progresso” mostra tutte le sue ferite e contraddizioni.
Sono atterrato all’aeroporto di Abijan giovedì sera, dopo aver sorvolato Francia e Tunisia e poi il deserto del Sahara che, visto dalla telecamera posta sotto l’aereo, (ore e ore di volo sopra sabbia e rocce per -credo -circa 2000 km) mi è parso davvero impressionante. P.Graziano era lì ad attendermi e subitoci siamo recati al Centro delle Suore Clarettiane per la notte. La mattina presto la prima messa in francese e la visita a tre Chiese consegnate alla Diocesi in cui i padri del Pime, negli anni passati, avevano lavorato avviando le comunità. La vista dell’Atlantico, i colori della città, il passaggio attraverso il Porto con le raffinerie e le migliaia di lavoratori e famiglie che alloggiano nei dintorni, la visita alla Radio Cattolica, un pranzo alle ore 15 da un Parroco Ivoriano amico e finalmente l’arrivo in un Centro di Ritiri in riva alla laguna, un luogo incantevole per noi, un modo per risparmiare sulle spese e uno spazio per riprendersi dalla giornata su strade come quelle di tutte le grandi metropoli , intasate di veicoli e inquinate dallo scarico d’autovetture e camion in gran parte acquistate dal mercato dell’usato di altri paesi come Corea o Giappone.
La mattina seguente una celebrazione eucaristica alle 6 am con le gente del posto, con un momento di saluto vicendevole tra preti e fedeli al termine, arrivando a formare un cerchio sulla piazzetta davanti alla Chiesa. L’aiuto per ascoltare le confessioni (delle quali ricordo una particolarmente difficile a causa del francese che io sto ancora imparando, ma anche per la velocità della parola dell’altro tutta da apprendere…) mi ha riportano comunque a sentire la comune fatica del vivere di ogni uomo, qui in Africa come in Francia o come in Italia. Famiglie, affetti, preoccupazioni per i figli, lavoro non pagato, un’umanità che chiede una vicinanza più buona, in ricerca di mezzi per riuscire a comprendersi, il desiderio di affidarsi alla misericordia per ricominciare.
Si riparte. La strada è lunga e prima di arrivare a Yamoussoukrò, che si trova a circa 250km, si passano estese foreste e villaggi sperduti, paesi e centri dove si vedono in continuazione giovani, donne e bambini…l’età in generale della popolazione è come dimezzata, rispetto all’Europa, anzi qualche cosa in meno direi. Tutti camminano e s’inventano come provvedere a se stessi. Passiamo quasi in silenzio a volte, altre suonando il clacson, io cerco di custodire tutto quello che vedo intuendo, domandandomi, chiedendo informazioni. Entrando nella cittadina ,la nuova capitale, ecco sullo sfondo la grande Basilica di Nostra Signora della Pace apparire tra le case e gli uffici. Una cupola bianca con un’entrata da sbalordire chiunque si avvicini. Un progetto molto contestato terminato negli anni 90 e inaugurato da Papa Giovanni Paolo II solo dopo aver posto come condizione al primo Presidente e Padre del paese Félix Houphouët-Boigny, d’ aggiungervi vicino la realizzazione di un Ospedale (costo complessivo 250 milioni di euro spesi nei 3 anni di realizzazione); qui ci troviamo non in Costa d’Avorio, ma in Vaticano, cioè in territorio estero. Entriamo anche noi per chiedere il dono della Pace e, per me, il dono d’iniziare con fiducia e generosità il mio impegno missionario. Visitatori e pellegrini da tutta l’Africa occidentale si perdono dentro le ampiezze di questa nuova San Pietro africana. Geometrie in vetrate colorate immense, il baldacchino e le panche con l’aria condizionata interna, insieme allo stupore per la sontuosità del luogo sento dentro di me anche tanta tristezza: chissà cosa avrebbe detto Gesù guardando insieme il paese e questa immensa costruzione? Contraddizioni dolorose, possibile scandalo per tanti piccoli e poveri che per racimolare qualche cosa ci custodiscono la macchina mettendo un cartone sul vetro per proteggerlo dal sole impietoso.
Ripartiamo di nuovo. Padre Graziano ci tiene a farmi vedere il laghetto presidenziale poco distante da qui e pieno di coccodrilli (recentemente anche il guardiano che provvedeva a loro ne è stato divorato..). Potere e Religione ,un connubio pericoloso di cui molti hanno fatto le spese. Penso come la nostra religione abbia il Crocifisso a perenne memoria di quella violenza patita da nostro Signore. Perché tutt’altro è la Buona Notizia dell’Evangelo: imparare ad amare , imparare a fidarci e credere nel mistero del bene di “Dio fonte della Misericordia”: così è scritto sulla facciata della Basilica di Yamoussoukro, porta Santa in quest’anno santo della Misericordia. Quanta strada ancora ci attende prima di arrivare a vivere come Amici, uomini e donne rispettosi e onesti, liberi insieme!
Si è fatto sera, Sabato, arriviamo a destinazione: la Diocesi di Bouakè, dove i padri del Pime hanno una villetta quale centro e casa regionale. Una piccola tempesta ci chiude in casa appena entrati, andiamo a letto dopo esserci cucinati la cena, sono stanco ma contento, nella preghiera provo a ricordare tutti.
Domenica partiamo alle 6 per arrivare ad una chiesa in costruzione a circa 120 km verso nord, piste lunghe di terra battuta in buone condizioni tra foreste millenarie…ci accolgono circa 200 persone di etnia Gnwè con canti e un’accoglienza discreta, molto cordiale e mi ritrovo alle 9.00 in una S.Messa tutta in lingua baoulè e così sono presente ma muto. Sembra tutto normalissimo ma la semplice realtà davanti a noi è ben diversa. Vivere in foresta è una lotta, di salute, di alimentazione (certo ci hanno offerto carne di gazzella ma non arriva fresca dal macellaio e forse ha già qualche giorno), poi problemi di scuola e di collegamenti, di telefono. Oggi la modernità fa fare questi salti, io la domenica precedente ero ad Erba alle 10.00 per la mia messa di saluto! Guardo tutto e accolgo, in silenzio. Lo stupore come l’impotenza sono i sentimenti che percepisco più vivi dentro di me, la sensazione di essere arrivato ad un mondo altro, la sensazione di una storia che qui nei villaggi è ferma a secoli fa , di una povertà diffusa che rende comprensibile la spinta verso la fuga, verso il cambiamento, verso l’Europa…. e sono uomini come me, con la stessa fede, lo stesso Vangelo. Mi sento dentro un dramma e un mistero, un impegno che non riesco a descrivere nella sua esigenza di vivere da fratello, sinceramente, da amico, da Padre per loro.
Rientriamo. Lunedì mattina, però, mi sveglio in piena crisi, eppure avevo cercato di proteggermi !…Visti i primi sintomi che descrivo, andiamo a richiedere un esame della malaria in una clinica di Suore Coreane: il test veloce negativo, il risultato di un test più preciso mi verrà poi spiegato dal dottore Kpan che, con un sorriso, conferma : “E’ malaria, l’hai presa subito, un “Bienvenu” da parte delle zanzare ivoriane”. Sono fortunato perchè è stata subito scoperta! Tre giorni di pastiglie, riposo, cibo abbondante…qui tutti conoscono la malaria, tutti l’hanno avuta anche più volte. Nel mondo è una delle cause di morte più frequente, una malattia che debilita inesorabilmente se si cronicizza; ho l’impressione (se non fosse per la cura e le attenzioni di tutti) di essere subito assimilato agli abitanti di questa terra in cui la malaria è endemica. Per noi è solo pericolosa, va tenuta controllata e combattuta, speriamo di non riprenderla troppo presto!
Così inizio in questo paese, un mondo da cui tanti giovani cercano di uscire per cercare un futuro diverso; oggi li capisco meglio e sono qui tra loro anche per questo. Perchè non è solo il “loro” di mondo che deve cambiare, molta responsabilità è ancora in mano nostra –i paesi del primo mondo- troppo facilmente proviamo a pensarci come se fossimo noi i soli in difficoltà, dimenticando che l’umanità attorno a noi vive in miseria.
A conclusione scrivo un saluto caloroso rivolto a ciascuno, rinnovando il mio grazie per l’attenzione nel voler condividere questa avventura e nel seguire i miei passi anche in terra d’Africa attraverso la preghiera, l’amicizia e il comune impegno. L’Associazione Nisshash che ci riunisce come missionari nella Comunità Pastorale di Erba è una spinta preziosa per essere li dove siamo iniziatori di questo cambiamento e di questa visione più equa del mondo.
Agli amici, ai Sostenitori, alla Parrocchia, a tutti i Volontari il mio grazie continuando insieme il cammino mai facile della missione.
Père Luca
galimberti.luca@pime.org
Maison PIME - Bouaké
Abbé Luca Galimberti
B.P. 26
Bouaké 01
COSTA D'AVORIO (CI)
martedì 14 giugno 2016
venerdì 10 giugno 2016
giovedì 12 maggio 2016
Assemblea dei soci
VENERDI' 27 MAGGIO 2016 - ORE 21 - AUDITORIUM CDG
Saranno presenti Padre Luca Galimberti e Piccola sorella Valeria Testori.
Sarà un piacere averli entrambi con noi per farci raccontare dal vivo le ultime esperienze, il rientro dal Paraguay e l’attesa per la prossima destinazione da parte di Valeria e la preparazione di Padre Luca in Francia in vista della partenza per la Costa d’Avorio.
venerdì 11 marzo 2016
Mercatino di Pasqua 2016
Colombe di pasticceria, biscotti e altre golosità che potrete trovare sabato 12 e domenica 13 marzo all'uscita delle Sante Messe. Vi aspettiamo!
I volontari di Nisshash
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