"Da tutte le parti si sentono le notti e i giorni risuonare di forti richiami, nel respiro di migliaia di vite" (R. Tagore)

giovedì 16 giugno 2022

Alla vigilia della festa di Pentecoste...

 

Milano, 4 giugno 2022

Care amiche e amici di Nisshash, un caro saluto e un abbraccio e ciascuna e ciascuno di voi!

Vi scrivo alla vigilia della festa di Pentecoste in cui celebriamo il dono prezioso dello Spirito Santo, un dono che viene a mettere fiducia, speranza, audacia, consolazione, pace nelle nostre vite e nelle vite delle nostre comunità. Un dono che anche spinge a uscire, a sconfinare, a osare perché il vangelo è più ampio e profondo delle nostre piccole realtà, più inclusivo e anche più semplice e nascosto. Mi sembra… Una festa che ci ricorda che nella nostra umanità è mescolata una Forza di vita, di gioia, di luce che ci supera e che nello stesso tempo ci appartiene.

Vi scrivo anche con tanta gioia nel cuore, la gioia di sapere che fratel Charles De Foucauld, a cui anche la Fraternità delle piccole sorelle di Gesù a cui appartengo si ispira, è stato riconosciuto dalla chiesa santo, e santo perché fratello e fratello universale, di tutti. Bellissimo, trovo! Charles è stato messo lì come testimone del fatto che investire in legami fraterni ampi e quotidiani, nel rispetto e nella benevolenza, è un cammino per una vita piena e bella: lui che non ha fatto nulla di straordinario se non cercare di vivere la sua unicità, assumendo la sua umanità storta, ferita, complessa e scoprendo nella bontà, nell’amicizia, nella reciprocità un cammino per annunciare Gesù e il suo vangelo. Una vita fatta vangelo la sua, ha detto qualcuno. Nella fraternità pazientemente e tenacemente costruita con un pugno di famiglie Tuareg nel sud dell’Algeria, nomadi, musulmane, ha alimentato e gustato quel Regno di Dio che è già in mezzo a noi, al mondo, all’umanità… E mi verrebbe da dire…. questa è una santità alla portata di tutti, possibile per tutti… non trovate?


Abitata da tutto ciò, vengo innanzitutto, e non mi stancherò mai di ripeterlo, per dirvi un grande grazie per quello che siete, che fate, vivete, condividete. Il mercatino di Pasqua, l’organizzazione e il sostegno di iniziative e incontri sulla pace, l’attenzione ai profughi ucraini che certamente vi toccherà da vicino e per cui alcuni di voi si saranno lasciati coinvolgere in prima persona….

Mi chiedo cosa dovrei fare io, cosa dovremmo fare noi, piccole sorelle qui a Milano per dire che siamo per la pace, per non essere complici, anche senza esserne coscienti, di un sistema che la guerra in realtà non solo non la denuncia ma la sostiene? Orribile!

Nel quartiere dove viviamo la violenza e la rabbia che invadono e sfigurano la vita di molti la si nota nei segni di bruttezza, degrado, sporcizia che lo caratterizzano… nelle scale, sotto i porticati, nei prati e aiuole attorno… nei mobili rotti, elettrodomestici dismessi buttati li ovunque… nella musica a tutto volume in orari normalmente dedicati al riposo…. nelle liti senza filtro….

E noi li dentro… spazzare e lavare il pianerottolo davanti al nostro appartamento o la nostra scala, raccogliere incessantemente le cicche di sigarette buttate giù dalla finestra dei piani di sopra che atterrano sul nostro davanzale, passare molto tempo ad ascoltare la rabbia dell’una o l’altro vicino, accogliere lo sfogo senza fronzoli di chi incontri per caso giù al portone… abbracciare senza giudizio storie storte, ferite, percorsi abbruttiti, spezzati… Cercare almeno… chissà che qualcosa si alleggerisca nel cuore…

E soprattutto scavare dentro di noi spazi interiori dove si possono generare risposte non reattive, altrettanto violente, ma di compassione profonda. E anche cercare di incoraggiare i gesti e le parole di bene che vediamo, sostenere le parole che veicolano mitezza, i gesti che danno dignità e infondono bellezza attorno a noi…

È tutto un cammino, impegnativo, certo, non facile, ma forse è anche così che uno prova a vivere all’altezza della propria umanità e assapora dentro una gioia davvero speciale… Sì, sì… Forse la pace passa anche da qui? Si costruisce anche così?

A Natale vi avevo promesso che vi avrei dato notizie dal Paraguay senza tardare… insomma… tardando, in realtà, eccovi alcuni aggiornamenti dalla terra guaranì:

Innanzitutto abbiamo avuto la triste notizia della morte della coordinatrice della comunità di Puerto Yvapovo, Francisca, poco più che cinquantenne; il covid ha complicato la sua salute già precaria… È lei con la sua famiglia che ci avevano accolto nel 2012… Come ci diceva il padre Celso ha lasciato un grande vuoto nella comunità…

Il cammino della comunità cristiana continua. Con l’ultima donazione fatta da voi hanno potuto concludere i lavori della chiesa e sostenere le famiglie che sono state più colpite dalla pandemia ….

Hanno anche potuto celebrare le cresime… con la presenza del padre Celso che sta bene, sempre facendo attenzione e avendo cura della sua salute sempre un po’ delicata! Qui alcune foto di questo momento celebrativo, che è stata una festa per l’intera comunità…





Vi auguro un buon cammino e a presto!

Valeria piccola sorella.

mercoledì 30 marzo 2022

Mercatino di Pasqua 2022

Il nostro Mercatino di Pasqua vi attende sabato 2 e domenica 3 aprile alle porte delle chiese per sostenere i progetti dei nostri missionari. 

Ecco alcuni esempi di quello che troverete...




 

sabato 8 gennaio 2022

Auguri da p.Luca

 Camerun, Yaoundé: 24 dic.2021

Siamo quasi arrivati al Natale del Signore Gesù e con gli auguri anticipati della festa, il cuore corre a Voi per salutarvi e rivolgervi un augurio di bene.

“Non raggiungerete mai l’amore senza un immenso grazie nel cuore” Arnaud Desjardins

Care Amiche e Amici di Nisshash, di Erba, della Comunità pastorale e di vita, Buon giorno!

Eccomi, vi scrivo dopo tre mesi dall’ingresso nel paese e nelle due parrocchie dove lavoro come vicario, per dire  grazie a ciascuno di voi, per l’amicizia, la preghiera, la confidenza e l’aiuto ricevuto quando ero a casa come per l’oggi. Merci - Grazie!

Sono a Yaoundé in capitale, con almeno cinque milioni d’altre persone che vivono sulle sette colline della città. Vi dico la serenità e la gioia di questo mio abitare in Camerun chiamato anche” l’Afrique in miniatura” perché il paese raccoglie tutti i climi e le diversità naturali del continente.

Sono contento pur nella fatica d’iniziare una presenza discreta e vera, cercare opportunità ed essere vicino a bisogni e alle sofferenze umane come un fratello missionario deve fare della sua vita. Lavoro anche nella scuola pubblica con quindici ore d’insegnamento in un grande liceo (4.300 allievi) non lontano dalla casa pime dove risiedo, una sfida da poco iniziata. La gente è buona con me e per fortuna nel crogiolo della capitale dove credo tutte le lingue del paese sono rappresentate (almeno 200). Il francese mi permette di entrare nel quotidiano più ordinario così come l’inglese l’altra lingua ufficiale: esse mi facilitano la conoscenza di cammini e di storie personali che avvicino o m’accompagnano:  i taxisti e i motociclisti per il trasporto, la polizia e gli impiegati  per i documenti, i confratelli e la gente delle parrocchie, gli insegnanti della scuola, i volontari e gli animatori delle case di accoglienza dei bambini di strada e le suore di madre Teresa con i loro poveri e abbandonati, le Piccole sorelle di Gesù,  le mamme delle comunità cristiane, i bambini e i giovani in cerca di capire il loro futuro.

Ma prima di continuare nella mia lettera a voi vorrei che leggiate l’introduzione di questo libro da comperare e che aiuta a pensare:

“Africana. Raccontare il continente al di là degli stereotipi”.

 Di Chiara Piaggio e Igiaba Scego  Ed.Feltrinelli

…Sembra banale ribadirlo, ma non si sa mai, meglio ripeterlo. L'Africa è un continente. Anzi, va detto anche cosa l'Africa non è. L'Africa non è un paese, non è un villaggio, non è un borgo, non è un'isola.

L'Africa è immensa. Si estende per più di 8.000 chilometri da nord a sud e per 7.500 chilometri da est a ovest, con alcune isole ancora più lontane. Occupa il sei per cento delle terre emerse ed è il terzo continente in ordine di grandezza, se contiamo l'America come blocco unico che va dalla Patagonia alle montagne canadesi. Un quarto delle lingue parlate al mondo è del continente africano. Un continente fatto di cinquantaquattro nazioni grandi e piccole. La più vasta è l'Algeria. La meno estesa è l'arcipelago delle Seychelles. Se invece vogliamo scovare il più piccolo paese sulla terraferma, allora al primo posto c'è il Gambia. Il continente ha una varietà di ambienti ed ecosistemi unici nel nostro pianeta.

Qui ci sono deserti, foreste, montagne. Possiamo trovarci a sud-ovest nel deserto del Kalahari e poi improvvisamente con l'immaginazione trasportarci nell'acrocoro etiopico, dove si respira aria di alta montagna, come in Svizzera. È un continente pieno di paradossi. Abbiamo città formicai di grande estensione, come Luanda e Lagos, e poi luoghi così piccoli e inaccessibili che nemmeno ci immaginiamo. Non è un caso che quando hanno deciso di mandare in esilio Napoleone abbiano optato per Sant'Elena, un'isola irraggiungibile nell'Atlantico centro-meridionale vicino all'Angola, tuttora protettorato britannico. Un posto remoto, da dove era difficile evadere. C'è di tutto in Africa, ma veramente di tutto. Il continente è un crogiolo di popoli, culture e religioni. Crogiolo di popoli significa mescolanza, diversità, meticciato…È proprio questa commistione che rende il continente africano uno tra i più culturalmente interessanti del globo. Un continente creolo, dove ogni persona di fatto può considerarsi una nazione.

Ma quello che per me era chiaro, limpido, cristallino, spesso non lo era per gli altri. Ed ecco che intorno a me sentivo frasi come "Sono stato in Africa" (in Africa dove, di grazia? L'Africa è enorme!), "Parli africano tu?" (davvero credi che esista la lingua africana?), "Tu sopporti il caldo: sei africana, beata te!" (...odio il caldo. Ma basta farsi una gita a Nairobi in luglio per scoprire che sono tutti ben coperti nei golfini di lana), "Ah, il continente nero, che bellezza!" (in Africa non sono tutti neri).

Insomma, una sfilza di luoghi comuni accomunati da quello sguardo, quel maledetto sguardo occidentale sul continente che intossicava e intossica ancora tutto. Ed ecco che sotto quello sguardo, fatto di inganni e armamenti pesanti, l'Africa si è persa. Sottomessa a una narrazione che la voleva inferiore.

Se c'è qualcosa che accomuna il continente, dalla Tunisia al Lesotho, è proprio lo sguardo coloniale che si è posato sulle terre africane. La ferita del colonialismo è ancora lì visibile ai nostri occhi. È lì come un fantasma che infesta i sogni e occupa abusivamente le case. Ed ecco che sotto quello sguardo l'Africa soccombe. È da quello sguardo occidentale che parte il male che a tratti ancora avvolge il continente. È lo sguardo che la trasforma in qualcosa che l'Africa non è mai stata: un continente debole, da porre sotto tutela occidentale. Si diceva che quella era una tutela a fin di bene, che gli europei avrebbero portato la civiltà, la religione, la democrazia, la rettitudine, a quei paesi mancanti di tutto.

"Li civilizzeremo", era questo il mantra.  Ed è stato quello stesso sguardo, creando categorie di umani di serie A e di serie B, a dare una base ideologica alla tratta degli schiavi e a tutto il resto. Lo scopo degli europei era annichilire per poter conquistare, sfruttare, colonizzare l'Africa. Annichilire per poter più facilmente distruggere e disperdere. Naturalmente l'obiettivo ultimo erano le risorse del continente.

 *Bene, spero che la condivisione di letture sia un buon passo per aiutarci, così aspetterò ora i vostri consigli

24 dicembre…

siamo a Natale ormai e anche qui si sente l’unicità di questo tempo d’attesa perché i cristiani di tutte le denominazioni si preparano e con le vacanze lavorative e scolastiche anche i fratelli mussulmani partecipano al clima di festa. È vero l’Africa è il continente più giovane della terra e i sorrisi e alla bellezza dei bambini sempre numerosi e curiosi danno ovunque un tratto di stupore e di semplicità unici…ma quest’anno sento più viva la difficoltà che attraversa la vita di tutti, questo dicembre mi sembra di toccare con mano un male che ci circonda e che mi rallenta e mi spoglia.  Vorrei descriverlo a voi per leggerlo meglio, cambiarlo se possibile.

« Viens Seigneur ne tarde plus, viens guérir le cœur brisé » dalla liturgia di oggi. Terminate le confessioni mi appunto sul telefonino quello che sento: il male dell’uomo d’oggi, il mio male, vi scrivo qualche esempio…

1)     Dopo giorni di corse attraverso Yaoundè caotica molto più del solito a Natale, per aiutare un bambino perduto e trovato in terra svenuto davanti alla mia scuola coperto di sangue e polvere, oggi dopo tante ricerche, Lui è muto, lo riaffidiamo al suo orfanotrofio da dove era scappato: tre stanze e un gabinetto con due bebè orfani come lui. Evidentemente non può stare in quelle condizioni a 12 anni e lo mostra con agitazione…noi dobbiamo ripartire in taxi.

2)     Con il mio parroco più giovane abbiamo benedetto cercando le case dei cristiani dentro due bidonville accatastate sulle pendici della nostra collina sotto la chiesa. Ognuno ha girato per vicoli con le mamme come guide, benedetto stanze buie senza finestre, un locale solo per più persone con bambini, in un angolo la cucina, nell’altro il letto, la tv, senza acqua in casa. Pareti annerite dal fumo o le entrate in cui devi inchinarti per passare…e la dignità e la salute e queste persone?

3)     Parlo con alcuni giovani…tanti hanno un genitore che prepara e vende cibo sui marciapiedi della strada oppure abiti usati o fanno piccole riparazioni ma a 19 anni il dover inventarsi ogni giorno qualche cosa, senza un impiego, una certezza, pone duramente la domanda del futuro della vita, quale vita?

4)     La violenza sessuale sulle ragazze, sulle donne, ai piccoli, sono delle ferite che continuano a riprodursi anche qui, di cui nessuno è responsabile e che la società facilmente giustifica chiudendo gli occhi o esaltando con un ridere sgraziato la forza dell’uomo. Come uscirne?

5)     Non è difficile vedere l’amore per i soldi, il sentir parlare solo di soldi, cosa che si insinua facilmente anche nelle chiese e fa crescere l’orgoglio come montagne produce atteggiamenti di menzogna, di piccole furbizie, d’indifferenza al dolore dell’altro. Un uso del denaro che giustifica la cattiveria e che assolve ogni cosa mentre il Papa grida d’investire nell’educazione anziché nelle armi.

6)     Mi sento a disagio quando mi accorgo che il Vangelo diviene una esperienza di Club, di ripetizione di parole e gesti tradizionalmente vuoti, di cura di sé stessi, finendo lontani dai problemi reali della vita, dalla cura della storia sofferente dell’altro, ricercando l’apparenza del mostrarsi buoni, belli, contenti. Mi domando: come riprendere un cammino di fede?

7)     Faccio fatica a usare espressioni nel mio francese che siano più rispettose della persona, capisco che è importante aprire alla cortesia perché spesso noto che nella velocità e la banalità del vivere tolgo stima alle persone. Sovente, passando per il mercato inciampo in parole violente, in atteggiamenti violenti verso i più deboli. Una forma di sopraffazione quasi scontata ovvia, giustificata tra i grandi. Come cambiare?

8)     Mi piace camminare per le vie di Yaoundé, le strade sono piene di gente ma poi guardando bene è evidente come non siamo ancora riusciti a controllare e rispettare l’ambiente, togliere i rifiuti, alleggerire il traffico, dare spazio al vivere. Tutti ci muoviamo dentro un sovraffollamento di sani e malati, super ricchi e poveracci, tra fruttivendoli e cassonetti. Si sognano città del futuro ma come potrebbero essere e quando?

Sono alcuni dei pensieri che mi seguono e mi toccano in queste settimane. Così vorrei che il Natale del Signore ci possa raccontare l’umanità che lui ha assunto per mostrarcene la bellezza, la dignità e le possibilità infinite di vita e capisco meglio come tutto ciò non è scontato ma un modo di scegliere di essere.

Vi ricordo con gioia e gratitudine e mi auguro con voi di vivere la rinascita del Natale per un mondo nuovo di pace e di fraternità. Con affetto

p. Luca 

Auguri da p.s. Valeria

 

Milano, Natale 2021

 

Carissime amiche e amici di Nisshash,

mi faccio vicina a ciascuna e a ciascuno di voi con tutta la mia gratitudine, il mio affetto e i miei auguri! Ho visto gli oggetti del mercatino di Natale: bellissimi! Grazie di cuore per la vostra operosità tenace e perseverante che ci sostiene e incoraggia.

Mi faccio vicina a voi con una condivisione direi interiore... Infatti, non so voi, ma, in mezzo alla sempre più grande complessità e vulnerabilità che viviamo, sento come un imperativo a scendere verso il profondo, a lasciarmi interpellare, ad andare all'essenziale....

Eccomi allora con alcuni pensieri e domande che oggi la buona notizia del Natale di Gesù mi suscita, illuminando piano piano le mie giornate.

La buona notizia di un Dio che sceglie di entrare nella nostra umanità e nella storia, come un neonato, un bambino qualsiasi, fragile e bisognoso di tuttoMi suggerisce che non c'è debolezza,  fragilità che Lui non abbracci e possa riempire di senso.

E mi chiedo: quando sperimento momenti di grande vulnerabilità e debolezza, quando tocco la mia e la fragilità di chi mi sta accanto, quando guardo impotente la fragilità e il dolore del nostro mondo. , mi viene da alzare lo sguardo e di credere che non sono  siamo soli?

Oso tenere la porta almeno semiaperta perchè possa entrare Colui che sa dare un colore nuovo e una fecondità inattesa alla mia e alla nostra vita? Oso fare e rifare questo atto interiore di profonda fiducia?

La buona notizia di un Dio che è nato in viaggio e che ha mosso i primi passi in terra straniera, fuggendo l'odio di Erode. Mi suggerisce che non c'è dramma umano, nè sradicamento a causa di oppressioni subite, della povertà o dell'ingiustizia, che siano estranei al nostro Dio, estranei al suo sguardo amorevole, Lui che sempre cammina e sta dalla parte dei poveri e degli oppressi.

E mi chiedo: come guardo io a tutti coloro che sono costretti a fuggire l'odio e la prepotenza dei potenti? Provo a mettermi nelle loro scarpe, nei loro abiti? Provo a lasciarmi toccare e a farmi venire almeno il dubbio che le loro vite hanno qualcosa a che fare con la mia vita?. E magari cerco di informarmi un po' di più e provo a cercare luoghi in cui posso dare una mano concreta. ?

La buona notizia di un Dio che si è nascosto per 30 anni in un villaggio di periferia, crescendo come tutti in una famiglia e lavorando senza notorietà, facendo delle cose ordinarie di tutti i giorni un cammino di crescita davanti a Dio e agli uomini.

 

Mi invita a pensare che non c'è periferia esistenziale che Dio non scelga di abitare e che non c'è giornata che vivo, con il suo tran tran spesso così banale e ordinario, che Lui non scelga di raccogliere, benedire e custodire. Tran tran che diventa opportunità unica per seminare quel bene semplice e sincero, che sa dare speranza e respiro al futuro.

E mi chiedo: dentro questa nostra periferia milanese, dove vivo ormai da 5 anni, continuo a credere che è proprio nelle cose di tutti i giorni che abita Dio? Che è qui dentro che sono invitata a crescere, a fare del bene e a riconoscerlo attorno a me? Mi soffermo abbastanza su tutti quei segni di solidarietà, di fiducia rinnovata di cui siamo testimoni? So custodire quei gesti di pazienza nella grande precarietà, di lotta nonostante le tante frustrazioni e delusioni, che vedo in vari dei nostri vicini? So mettermi accanto e sostenere tutti questi lumicini silenziosi e portatori di speranza?

 Allora, avvicinandomi oggi alla grotta di Betlemme sento che, sì, ne vale la pena!

Vale la pena continuare a credere nella forza della fragilità riempita da Dio, vale la pena non rendere impermeabile lo sguardo di fronte alle troppe ingiustizie che feriscono e sfigurano la nostra umanità, vale la pena continuare a bene-dire il quotidiano più ordinario, perchè il bene trova lì la sua casa... nel silenzio, nella fedeltà e nella pazienza!

E' così che, di nascita in nascita, l'umanità si fa più bella e più umana! Cosa ne dite?

Gli amici e amiche di Puerto Yvapovo vi salutano e ringraziano di vero cuore... Sto aspettando foto e notizie recenti da quella terra amica che vi condividerò nella prossima lettera, senza troppo tardare, almeno lo spero....

Vi abbraccio!
Valeria piccola sorella





venerdì 10 dicembre 2021

Mercatino di Natale 2021

Riprendiamo la tradizione! 

Il nostro Mercatino di Natale vi attende sabato 11 e domenica 12 dicembre alle porte delle chiese per sostenere i progetti dei nostri missionari. 

Ecco alcuni esempi di quello che troverete...







domenica 3 ottobre 2021

A otto giorni dall’arrivo in Camerun

 

                                                              Yaoundé, 26/09/2021

Cari amici e amiche di Erba

Appena arrivato in Camerun vorrei condividere con voi alcuni flash di vita,  per dirvi che sto bene e che già ho avviato la mia presenza nel nord est della capitale iniziando a conoscere e a stimare questa terra africana. Siamo nella stagione delle piccole e ultime piogge, aria fresca, si passa dai 33° con il sole ai 23° sotto i temporali. Diario:


Sabato 18.09 atterriamo all’aeroporto Nsimalen di Yaoundé alle 5 di mattina, pochi i voli e povero l’ambiente che ci accoglie, uno solo il cartello pubblicitario dei prossimi giochi di calcio per la Coppa delle Nazioni d’Africa che verrà disputata in Camerun l’anno prossimo a causa covid-19. Facciamo un tampone rapido disponendoci per file di sedie nella sala d’aspetto grigia poi passato il controllo del libretto giallo dei vaccini e del passaporto, eccoci fuori mentre albeggia. L’autista di un furgoncino privato ci porta al Pime. Il paesaggio è vuoto, la strada che attraversa le sette colline della capitale che si sta svegliando mostra la sua incompiutezza e precarietà tra case e quartieri poveri, passando per il centro la city si mostra moderna.


Domenica 19.09 Eccomi in chiesa alle 6.00 in una delle due parrocchie in cui lavorerò: st.Blaise. Resto meravigliato, la celebrazione è un’esplosione di canti sostenuti dai ritmi di 6 xilofoni in legno e due tamburi che fanno aprire la bocca anche a chi come me arriva assonnato. Partecipano almeno 600 persone, poi ci saranno altre 4 messe, l’ultima alla sera alle 17 la presiedo con 200 giovani e ragazzi. Un altro mondo si apre…


Lunedì 20.09 con l’elettricista italiano che è venuto per vivere un mese di volontariato andiamo ad acquistare le SIM per i cellulari e collegarci ad internet. Cerco di trattare sui prezzi ma qui le compagnie dei telefoni (le stesse d’Europa) si fanno pagare ben più che in Italia per offrirti contratti di un solo Giga al giorno… e avendone bisogno in più occorrerà poi sottoscriverne altri più onerosi; purtroppo, il colonialismo non è affatto terminato.

Martedì 21.09 Camminiamo a lato della strada tra botteghe e venditori di frutta e con Giuseppe cerchiamo una farmacia per prendere 2 scatole di Malarone un medicinale che protegge dalla malaria. Lui ne ha iniziata la terapia e occorre continuare per tutto il mese e dopo il rientro per qualche giorno ancora) riusciamo a trovarlo: il prezzo è 40.000 franchi camerunesi una scatola (in Italia circa 60 euro), l’impiegata ci guarda per vedere se la vogliamo acquistare davvero … sapremo dopo che lo stipendio di un impiegato statale è di 32.000 franchi al mese…e noi ne abbiamo bisogno due! Capisco bene la sua sorpresa.

Mercoledì 22.09 in mattinata usciamo, andiamo a presentarmi all’Arcivescovo (assente) anzi al suo Vicario Generale: salutarlo e conoscerci. Poi di corsa per cercare di fare tutti i documenti necessari: residenza, casella giudiziaria, lettera di lavoro, tutti devono essere poi mostrati e timbrati all’Ufficio Centrale di Polizia...con mia grande soddisfazione riusciamo a fare tutto in 5 ore. Torniamo stanchi e sotto un diluvio ma credo in nessuna grande città italiana avrei potuto fare altrettanto, en Afrique c’est vit!!


Sabato 25.09 Fatico ad alzarmi così presto (manco di allenamento si vede), le lodi alle 5.45 (con 40 persone) e la messa delle 6.00 con 100 persone presenti alla parrocchia di ND di Lourdes dove vi ritorno per le confessioni alle 13.00 durante un mini-ritiro di un gruppo di preghiera. Sono colpito dalle difficoltà di vita della gente che viene per la confessione e dalla loro fiducia nel Signore. Accolgo le sofferenze di madri, la difficoltà di giovani che cercano un lavoro e nelle loro parole sento passare la vita accanto a me. Chiedo per loro aperture di nuove possibilità e per me l’intelligenza di crearne di nuove.

Ecco alcuni momenti vissuti in questi primi giorni, il lavoro pastorale non manca e poi inizierò a collegarmi a Istituti e Licei per una pastorale degli studenti. L’Africa è il continente più giovane e si vede, sono solo all’inizio della mia presenza e occorre conoscere e scoprire ancora tanto, vi chiedo di accompagnarmi nella preghiera. Un saluto e di nuovo il mio grazie a ciascuno di voi a Nisshash e alla Comunità pastorale di Erba per l’amicizia e l’accoglienza ricevuta durante le mie vacanze. 

A bientot  p.Luca

martedì 1 giugno 2021

Assemblea 2021

 


Custodire uno sguardo attento al mondo

Milano, 28 maggio 2021

 Cari amici e amiche di Nisshash,

           eccomi finalmente a concretizzare il desiderio di scrivervi. In effetti mi sono resa conto che l'ultima mia lettera risale a metà novembre dell'anno scorso!

            Vi scrivo innanzitutto per dirvi tutta la mia gratitudine per la vostra tenacia e la perseveranza con cui portate avanti la vita dell'Associazione in questo tempo ancora molto segnato dalla pandemia e dalle sue conseguenze che in un modo o nell'altro ci toccano tutti quanti. Penso in modo particolare a chi ha perso persone care o a chi, a causa di questo virus, si trova in situazioni economiche difficoltose o a chi ha perso fiducia e anche la fede... o ancora a quanti hanno sofferto tanto la solitudine o hanno vissuto questa malattia in modo pesante....      

           Anche il nostro quartiere di periferia a Milano è stato visitato da questo virus, e, in alcune case, ha portato tanta sofferenza e dolore. Molte famiglie, già al limite della sopravvivenza, vivono tuttora in grandi difficoltà, per non parlare dei bambini che non hanno potuto seguire la scuola a distanza per mancanza di strumenti e di risorse educative e umane nell'ambito familiare. Vari volontari della parrocchia sono riusciti ad andare incontro in parte a questa mancanza, ma molti nuclei non si sono potuti raggiungere e sostenere.

            In Paraguay la situazione rimane molto grave. Per intenderci, considerando in proporzione il numero di abitanti, i contagiati e i morti da coronavirus sono paragonabili a quelli del Brasile. Il sistema sanitario è molto precario e sono pochissime le strutture adatte per far fronte ai casi più gravi. Non dimentichiamoci poi che tutto ciò che riguarda le cure mediche si paga! E i vaccini cominciano solo ora ad arrivare! Ho parlato un mesetto fa con il vescovo della Diocesi dove eravamo e mi diceva la sua preoccupazione e sconforto insieme a una grande impotenza, in un periodo in cui, tra l'altro, c'è in atto una crisi di governo. Proprio ieri ho ricevuto una mail dal padre Celso che vi riporto qui tradotta: "Siamo in zona rossa per quanto riguarda il Covid. Molti morti a San Pedro. Intere famiglie che muoiono. Non abbiamo vaccini. Le donazioni di vaccini stanno arrivando ora. Ma non abbiamo ancora raggiunto il tasso di vaccinazione del 2%. Qui quasi tutti i sacerdoti della diocesi sono già stati infettati. L'ultimo ad esserlo è stato Mons Pedro. Grazie a Dio, l'hanno superato tutti. A Yvapovo, a causa di questa situazione non riesco ad andare, ma sono in contatto con alcuni responsabili della comunità. Il fatto che sono un villaggio piuttosto isolato li ha protetti finora dalla pandemia. Ringraziano, e ringrazia anche da parte mia, l'Associazione Nisshash per il sostegno dimostratoci anche in questo periodo difficile per tutti".

            Carissimi, scrivendovi queste righe non posso non allargare il mio sguardo ancora oltre, su tanti Paesi, città, villaggi, nel mondo intero, che vivono realtà pesantissime, non solo legate al covid 19. L'India, Il Myanmar, la Terra Santa, il Niger, il Congo, solo per citarne alcune. Penso anche all'Etiopia, alla Costa d'Avorio, all'India, alla Colombia.....E vi confesso che quando allargo sguardo e cuore a queste dimensioni, da una parte sento un dolore misto a rabbia e a impotenza di fronte alle ingiustizie, agli abusi di potere, a tante vittime innocenti, dall'altra, per contrasto, prendo ancora più coscienza che non è così comune, né scontato avere tutto quello che qui abbiamo come risorse, possibilità, supporti...

           Come non ringraziare allora... per il dono della pace che viviamo, e per quello della fede che sa dare luce nuova a ogni cosa, per il bene di tanti su cui posso contare e per la solidarietà che vedo all'opera attorno a me...

           Imparare a ringraziare, a dire grazie, a scriverlo anche, alla fine di ogni giornata: grazie per quello che mi è stato donato quel giorno, la vita, la salute, l'amicizia, l'affetto di molti, le possibilità, i mezzi, l'educazione, la libertà.... mi aiuta a tener sveglio il cuore, a non scivolare nella lamentela o nella pretesa.... Lo vivo sempre di più come un atto di rispetto nei confronti di chi non ha o ha decisamente meno... un atto di fede e di giustizia.

           E poi continuare a tenere gli occhi ben aperti sul mondo, a cercare fonti di informazioni che rispettano la verità dei fatti, a non limitarmi al mio angoletto di vita e di terra, ma a sentirmi sempre più parte di un'umanità e di una terra in cui io, sì, ho il mio pezzo di responsabilità da giocarmi e da vivere!

           Carissimi, con il desiderio di custodire questo sguardo sveglio e attento al mondo e di coltivare un cuore grato, capace di riconoscere il bello e il buono che ogni giorno, poco o tanto, contiene, un cuore grato che sa dare una luce nuova e una nuova consapevolezza al nostro presente, un cuore grato che diventa capace di scelte di sobrietà e di povertà anche, perchè ci sia il necessario per tutti, vi abbraccio ciascuno e ciascuna!

           E a presto!......all'Assemblea di giugno!

           Valeria piccola sorella di Gesù

 

mercoledì 10 marzo 2021

Mercatino di Pasqua 2021

Carissimi, 
malgrado la chiusura e la fatica un po' di tutti, crediamo valga la pena di continuare a credere nel valore dei piccoli gesti a supporto di grandi progetti di solidarietà. Vorremmo dunque anche quest'anno proporre il nostro mercatino di Pasqua, finalizzando il ricavato al progetto "Acqua è energia" che prevede la costruzione di pozzi e di piccole scuole all'interno dei villaggi della missione di Padre Luca Galimberti.

La situazione attuale forse non ci permetterà di svolgere la tradizionale vendita alle porte delle chiese, è possibile però prenotare colombe di pasticceria, ovetti e biscotti chiamando o inviando un messaggio al numero: 3398722200, oppure mandando una mail a info@nisshash.org

Il termine ultimo per la prenotazione delle colombe è il 14/3/2021. 

Partecipate numerosi! 
 

martedì 2 febbraio 2021

Gennaio 2021

Fadjadougou, 25.01.21

Cari amici di Nisshash,

Vi scrivo con piacere dopo le feste e l’inizio dell’anno nuovo per rinnovare l’amicizia che ci lega da anni ormai.  Sono stati giorni di celebrazione del Natale come vedete dalla foto (la natività riletta dal vangelo di Luca e recitata con e per i bambini dei quattro villaggi più vicini al Centro di Fadjadougou: i pastori, la santa famiglia e l’angelo diritto in piedi, alla fine un piatto di riso con un pezzetto di carne a testa. Un Natale e un incontro pastorale in cui mi sono ritrovato a stretto contatto con i poveri.


I poveri, a volte vorremmo vederli chiaramente, per definirli e per risolvere con una bacchetta magica la sofferenza che portano, ma non è così…le povertà sono multiple e legate tra loro, toccano le persone e creano buchi nelle esistenze che non appaiono subito. Solo l’amicizia e la frequentazione aprono a un cambio di vita reale.

Ci troviamo nel 2021 e quando ero piccolo pensavo e dicevo le date pensando a come sarò cambiato e dove sarò nel 2021….  Così oggi guardandomi attorno e dietro di me ancora fatico a spiegarmi perché il mondo è così povero. Perché ancora il 70% della gente delle nostre piccole comunità sia analfabeta e firmi con una crocetta. Accosto comunità composte di giovani sposi (quasi tutti più giovani di me) veri lavoratori e con bambini piccoli, uomini e donne alla ricerca di una risorsa economica e di un pezzo di terra per vivere.

Questa è la fotografia del nord ovest della Costa d’Avorio, una composizione multicolore di etnie, di lingue di tradizioni e di danze comunitarie gioiose ma dentro un contesto difficile, di sradicamento, di scarsità di acqua e di varietà del cibo e tutti provati dalle malattie e dalla malaria che taglia le gambe e spegne la vita 

Vi scrivo che sono all’inizio, ma abbiamo già avviato con il vostro aiuto tante piccole attività e costruito le basi per una presenza che potrà dare voce e spazio alla dignità e al rispetto della vita di ciascuno (toilette e lavandini da piastrellare…sconosciuti nei villaggi):


Il salone degli incontri a fianco della chiesa con piastrelle e tra poco la pittura.

Il pozzo nuovo per l’acqua della missione che permetterà l’uso del vecchio pozzo alle case a fianco a noi e se funzionerà averne uno riservato per la missione grazie al sistema pompa ad immersione e pannelli solari già acquistati e da montare, frutto del vostro contributo. L’acqua è stata trovata a 7 metri speriamo.
Ora vi saluto con un abbraccio che possiamo darci via e-mail e Vi chiedo di continuare a non dimenticare i poveri nel vostro cammino di vita perché alla fine siamo proprio noi quei poveri bisognosi di amicizia e di fraternità vera. Ciao e grazie!
p.Luca

lunedì 23 novembre 2020

Un panettone per Beirut

Cari amici,

ci siamo chiesti come fosse possibile quest'anno vivere il Natale cercando di mantenere ciò che è essenziale, in un tempo che ci chiede di ripensare tutto e di lasciare molto.

Abbiamo così deciso, ancora una volta, di proporre l'acquisto di un panettone artigianale, sapendo che più del 50% del ricavato sarà destinato al progetto "Mano nella mano per far rinascere Beirut >> clicca qui per la brochure del progetto", un progetto di solidarietà, propostoci dalla Fondazione Thoured, volto a sostenere l'impegno delle Suore della Carità nella zona di Beirut distrutta dalla terribile esplosione dello scorso agosto. Il progetto contribuirà alla sistemazione della scuola, gravemente danneggiata, e permetterà alle suore di aiutare alcune famiglie che hanno perso tutto.

Nel volantino qui sotto trovate tutti i dettagli.

Un caro saluto e un grazie a chi vorrà aderire a questo gesto di solidarietà.






lunedì 16 novembre 2020

Da p. Luca...avanzamento lavori...

Ecco alcune immagini inviate da Padre Luca sull'avanzamento dei lavori finanziati dal progetto ACQUA E' ENERGIA...












Da p.s. Valeria...

Carissimi amici e amiche di Nisshash,

con tanta gioia vi raggiungo con queste righe, dopo alcuni mesi di silenzio…

Innanzitutto un caro saluto e un GRAZIE rinnovato a ciascuno di voi per quello che vivete e fate.

GRAZIE perché continuate con tenacia a custodire il cuore e lo sguardo aperti su mondi lontani e, in particolare, su realtà segnate da povertà, insicurezza, ingiustizia, disumanità… Non è così scontato in un tempo come questo che può rischiare di chiuderci un po’ nelle nostre frontiere e sui nostri problemi.

GRAZIE per la creatività con cui state lavorando anche in questo periodo difficile, in questo tempo di grande vulnerabilità e incertezza per tutti. Nell’impossibilità di vivere momenti aggregativi, come camminate e incontri, ammiro il vostro rilanciare ciò che vi e ci sta a cuore sfruttando altri mezzi e possibilità!

Il progetto di padre Luca e quello di Suor Maria Luisa trovo siano molto significativi e mi sembra così bello che possiamo dare il nostro contributo per andare incontro a bisogni così primari in zone povere o segnate da conflitti e violenze continue…

Rispetto al Paraguay ho parlato più volte in questi ultimi mesi con il padre Celso che mi aggiorna sulla situazione coronavirus da quelle parti. Per un Paese di 6 milioni di abitanti, 60000 contagiati dall’inizio della pandemia e 1300 morti sono molti e il numero di nuovi contagi finora non è mai diminuito… proprio in questi giorni aspettavano il picco… E certo la realtà degli ospedali e della sanità in generale lì, come in molte altre parti del mondo, è molto precaria e sicuramente non in grado di far fronte alla situazione. La regione di San Pedro non è stata molto colpita, essendo una zona piuttosto rurale, ma è anche vero che il lockdown tuttora in corso sta avendo conseguenze pesanti anche lì sull’economia delle famiglie…

In questo senso il padre Celso e la comunità di Puerto Yvapovo ringraziano per l’ultima generosa donazione che avete fatto, arrivata in un momento così critico. E mi dicevano la loro commozione nel pensare alla fedeltà con cui li sosteniamo anche in questo periodo che sanno difficile anche per noi e il nostro Paese. Un GRAZIE di cuore da parte loro a tutti voi!

Padre Celso e la comunità


La chiesa del villaggio è stata completata. Vi mando le foto recentemente ricevute. Hanno anche messo l’illuminazione e fatto un bagno, come si dice, moderno… tipo i nostri qui…. Vi devo confessare che mi colpisce la perseveranza con cui hanno portato avanti i lavori e la fierezza con cui ne parlano. Credo che la ricostruzione e abbellimento di questo luogo di culto, ma anche di incontro e luogo simbolo della comunità, significhi molto per la gente del villaggio. Penso sia stata per loro un’occasione importante per poter consolidare la stima e fiducia in se stessi e uno strumento prezioso per crescere nella loro identità comunitaria.

Chiesa

Interno chiesa

Viale chiesa illuminato

Casa

Bagno


Appena il padre Celso potrà viaggiare a Puerto Yvapovo stenderanno un progetto con l’equipe economica per utilizzare l’ultima donazione lì dove la gente pensa sia meglio oggi. Ci terranno aggiornati. Intanto ringrazio ancora ciascuno di voi e credo profondamente che, attraverso questi gesti piccoli o grandi di apertura e attenzione, attraverso i segni di fiducia e impegno portati avanti con perseveranza, attraverso le relazioni e i legami che si tessono tra persone lontane, attraverso il costante lasciarsi coinvolgere e interrogarsi da queste realtà, superando l’indifferenza e la paura …  il Signore continua a portare avanti il suo sogno di un modo di vivere che sia davvero all’altezza della nostra umanità.

E, nell’attesa di poterci incontrare, camminando con speranza e fiducia vi abbraccio! Valeria